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Il secondo semestre dell'anno si apre con la conferma della discontinuità rispetto al passato.

Le Banche Centrali hanno chiarito ai mercati in modo preciso le loro intenzioni per i prossimi mesi, (prosecuzione del lento rialzo dei tassi da parte della Fed e la chiusura del quantitative easing entro fine anno da parte della Bce) per cui salvo cambiamenti a livello macro-economico, al momento poco probabili, non ci attendiamo particolari sorprese su questo fronte.

Per i mercati obbligazionari l'inversione di tendenza sui tassi che hanno ormai intrapreso la strada del rialzo, porterà ancora debolezza per il comparto e questo soprattutto a livello europeo dove, in concomitanza con la fine dell'espansione quantitativa e quindi di rendimenti mantenuti artificialmente compressi, ci si troverà con un differenziale di tasso nel confronti del Dollaro sempre meno sostenibile. Ad oggi il decennale Usa rende un 2,83% contro il pari scadenza tedesco allo 0,33%, quindi un differenziale del 2,50%. Il decennale italiano, con una rischiosità decisamente superiore, rende il 2,69% dopo un deciso incremento dello spread Btp/Bund salito ben oltre i 200 bp.
Per questo motivi rimaniamo molto corti di duration privilegiando investimenti in obbligazioni Usa, parzialmente coperte dal rischio cambio.

A livello europeo non vanno trascurati gli elementi politici che per il momento sono circoscritti a Italia e Regno Unito; la Grecia appare sulla strada di una sistemazione. Su alcuni temi si è già assistito alla formazione di più indirizzi di pensiero tra gli stati membri e, con un governo tedesco nel quale appaiono delle fratture, non sono da escludersi spaccature di tipo politico che possono incrinare la compattezza dell'Unione con effetti di contagio verso gli Stati più deboli e generare maggiori difficoltà per la Banca Centrale nel perseguire i propri obiettivi. 

Sul fronte internazionale terrà sempre più banco la tematica delle politiche protezionistiche connesse alla guerra dei dazi. L'atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti sta portando a ritorsioni da parte dei Paesi colpiti con conseguenze difficilmente stimabili. Al momento le analisi calcolano conseguenze nell'ordine di qualche "basis point” percentuale sul prodotto interno lordo globale. Tutto sta a capire il punto di rottura oltre il quale i mercati potrebbero avvitarsi in negativo. Non sembra questa l'intenzione finale di Donald Trump, sembrano piuttosto atteggiamenti per poter negoziare da una posizione di forza, ma la sua imprevedibilità nelle decisioni, rende i mercati particolarmente timorosi. Prudenzialmente continuiamo a sotto-pesare i Paesi Emergenti e a inserire i Bonus Certificates, che PRADER BANK seleziona con metodo rigoroso, che offrono una copertura parziale dalle perdite dei prezzi degli indici.

Le valute saranno la principale valvola di sfogo di tali eventi e le esposizioni saranno da gestire di volta in volta. L'Euro è destinato a mantenersi debole in questa fase, ma la annunciata fine del quantitative easing e dati macro migliori delle attese, come è lecito attendersi dopo questo periodo pesante, potranno dare nuovo impulso alla divisa europea nel quarto trimestre, salvo complicazioni politiche. Il Dollari Usa potrà continuare a mantenersi forte anche nei prossimi mesi. Permane un outlook negativo nei confronti delle valute emergenti.